El Niño 2026 si rafforza ancora: aumenta la probabilità di un evento storico
El Niño 2026 continua a rafforzarsi e il nuovo aggiornamento pubblicato il 10 settembre dal Climate Prediction Center della NOAA alza ulteriormente l'attenzione sull'evoluzione dei prossimi mesi.
I dati osservati durante agosto mostrano un nuovo aumento delle temperature superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale, mentre oceano e atmosfera continuano a comportarsi in modo coerente con un El Niño in intensificazione.
Ma la novità più importante riguarda le prospettive per l'autunno e l'inverno 2026-2027: secondo la NOAA rimane superiore al 90% la probabilità di un evento molto forte e sale al 75% la possibilità che, nel trimestre ottobre-dicembre, venga raggiunta un'intensità considerata storica secondo l'indice RONI.
Rispetto all'aggiornamento che Meteo Gesualdo aveva pubblicato il 31 agosto, quindi, lo scenario non è stato ridimensionato. Al contrario, diversi indicatori hanno continuato a muoversi nella direzione prevista.
Cosa è cambiato dal 31 agosto?
Alla fine di agosto avevamo descritto un El Niño già forte e in rapido sviluppo, ma ancora lontano dal probabile picco stagionale.
I dati allora disponibili, riferiti principalmente al mese di luglio, indicavano anomalie della temperatura superficiale del mare pari a:
- +1,4 °C nella regione Niño 3.4;
- +1,7 °C nella regione Niño 3;
- +2,9 °C nella regione Niño 1+2.
Il nuovo bollettino NOAA del 10 settembre, che analizza l'evoluzione durante agosto, mostra valori ancora più elevati:
- Niño 3.4: +1,8 °C;
- Niño 3: +2,5 °C;
- Niño 1+2: +3,4 °C.
Fa eccezione la regione Niño 4, situata più a ovest, dove l'indice è diminuito fino a circa +0,1 °C.
Questo dettaglio è importante perché mostra ancora una volta che il riscaldamento non è uniforme lungo tutto il Pacifico equatoriale. Le anomalie più marcate rimangono concentrate soprattutto nel settore centrale e orientale.
Il Pacifico orientale supera localmente +3 °C
La NOAA segnala che nel Pacifico equatoriale orientale le anomalie della temperatura superficiale del mare hanno superato localmente +3 °C rispetto alla media.
Non significa naturalmente che l'intero Oceano Pacifico sia tre gradi più caldo. Si tratta di anomalie riferite a specifiche aree della fascia equatoriale rispetto ai valori climatici normalmente attesi.
È proprio la distribuzione geografica di queste anomalie, insieme alla risposta dell'atmosfera, a permettere di comprendere quanto El Niño stia diventando intenso.
Sotto la superficie resta una grande quantità di calore
Il rafforzamento non riguarda soltanto la superficie oceanica.
Durante agosto la struttura termica sotto il Pacifico equatoriale ha continuato a mostrare una termoclina più profonda del normale e ampie zone con temperature significativamente superiori alla media.
In alcuni settori profondi persistono anomalie che superano localmente +10 °C.
Come avevamo già sottolineato nel precedente aggiornamento, questo numero non deve essere interpretato come un aumento di dieci gradi della temperatura dell'intero oceano.
Si tratta invece di anomalie localizzate a determinate profondità, legate alla diversa posizione delle masse d'acqua e della termoclina.
La loro presenza è però importante perché indica che nel sistema oceanico rimane disponibile una notevole quantità di calore, capace di contribuire al mantenimento e al possibile ulteriore rafforzamento di El Niño.
Oceano e atmosfera continuano a muoversi insieme
ENSO non viene definito osservando soltanto la temperatura dell'acqua.
El Niño è un fenomeno accoppiato tra oceano e atmosfera e anche durante agosto i segnali atmosferici hanno continuato a essere coerenti con la fase calda.
La NOAA osserva:
- anomalie dei venti occidentali nei bassi strati lungo gran parte del Pacifico equatoriale;
- anomalie dei venti orientali in alta atmosfera;
- convezione e precipitazioni più intense tra Pacifico centrale e orientale;
- precipitazioni inferiori alla norma sull'Indonesia;
- indici della Southern Oscillation ancora negativi.
Questi segnali confermano che non stiamo osservando soltanto un oceano eccezionalmente caldo: l'intero sistema oceano-atmosfera continua a mostrare la firma tipica di un El Niño in rafforzamento.
La probabilità di un El Niño molto forte resta oltre il 90%
Il nuovo aggiornamento NOAA conferma una probabilità superiore al 90% che El Niño raggiunga la categoria di evento molto forte durante l'autunno e l'inverno 2026-2027 nell'emisfero nord.
Questo punto non cambia radicalmente rispetto all'aggiornamento di agosto, quando la probabilità aveva già raggiunto valori eccezionalmente elevati.
La conferma è però significativa perché nel frattempo è trascorso un altro mese e le osservazioni reali stanno continuando a seguire la traiettoria di rafforzamento prevista dai modelli.
Sale al 75% la possibilità di un evento storico secondo il RONI
La variazione più interessante riguarda lo scenario più estremo.
Nel precedente aggiornamento la NOAA assegnava circa il 69% di probabilità che durante il trimestre ottobre-dicembre 2026 l'indice RONI raggiungesse o superasse +2,5 °C.
Nel bollettino del 10 settembre questa probabilità è salita al 75%.
La NOAA descrive questo scenario come la possibilità di un evento storico, perché un valore trimestrale RONI di almeno +2,5 °C supererebbe, secondo questo particolare indicatore, l'intensità degli eventi El Niño presenti nella serie considerata a partire dal 1950.
È però fondamentale interpretare correttamente questa affermazione.
Non significa che sia già stato stabilito che El Niño 2026 sarà il più forte mai osservato.
Il 75% rappresenta una probabilità previsionale e il confronto viene effettuato utilizzando uno specifico indice, il RONI.
Cos'è il RONI e perché viene utilizzato?
RONI significa Relative Oceanic Niño Index.
È un indice sviluppato per valutare ENSO considerando non soltanto la temperatura della regione Niño 3.4, ma anche il riscaldamento complessivo dell'Oceano Pacifico tropicale.
Questo approccio cerca di distinguere meglio il segnale specificamente associato a El Niño dal contesto di un oceano globale oggi mediamente più caldo rispetto al passato.
Per questo i valori RONI non devono essere confusi automaticamente con le anomalie superficiali osservate in una singola regione Niño.
Quando la NOAA parla di una probabilità del 75% di raggiungere almeno +2,5 °C durante ottobre-dicembre, sta quindi facendo riferimento a un valore trimestrale dell'indice RONI, non alla temperatura di tutto il Pacifico.
Anche la WMO vede un evento eccezionalmente persistente
Il nuovo quadro non arriva soltanto dagli Stati Uniti.
Il 3 settembre l'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha pubblicato un nuovo aggiornamento nel quale definisce El Niño ormai saldamente stabilito e destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi.
Secondo le previsioni dei centri climatici coordinati dalla WMO esiste una probabilità vicina al 100% che El Niño persista sia durante il trimestre settembre-novembre 2026 sia durante dicembre 2026-febbraio 2027.
Si tratta di un livello di fiducia estremamente elevato.
La WMO prevede inoltre che l'evento raggiunga un'intensità molto forte prima di toccare il proprio massimo verso la fine del 2026.
I modelli WMO indicano ancora un ulteriore rafforzamento
Nel Global Seasonal Climate Update dedicato al trimestre settembre-novembre 2026, l'ensemble multimodello della WMO prevede per la regione Niño 3.4 una anomalia media stagionale di circa +3,6 °C.
La traiettoria prevista continua a crescere verso un possibile picco tra novembre e dicembre.
È importante anche qui ricordare che si tratta di una previsione modellistica stagionale e non di un valore già osservato.
Inoltre metodologie, climatologie di riferimento e indici differenti possono produrre numeri che non devono essere confrontati direttamente come se indicassero esattamente la stessa grandezza.
Il messaggio comune dei diversi sistemi previsionali è però molto chiaro: El Niño non sembra aver ancora raggiunto il proprio massimo.
Cosa significa parlare di un possibile evento storico?
La parola “storico” può facilmente essere interpretata in modo eccessivo.
Nel contesto dell'aggiornamento NOAA non significa che siano già certi record climatici, alluvioni, siccità o temperature estreme in una particolare regione.
Significa che l'intensità dell'evento ENSO potrebbe raggiungere valori eccezionali rispetto alla serie storica utilizzata per il confronto.
Un El Niño molto forte tende ad aumentare la probabilità che le teleconnessioni tipiche del fenomeno diventino più evidenti, ma intensità dell'evento e intensità degli effetti locali non sono la stessa cosa.
Anche un El Niño eccezionale può produrre conseguenze differenti da una regione all'altra.
Quali effetti potrebbero verificarsi nel mondo?
El Niño modifica la distribuzione della convezione e delle precipitazioni nel Pacifico tropicale e può innescare una lunga catena di cambiamenti nella circolazione atmosferica globale.
Tra gli effetti statisticamente associati agli eventi più intensi possono rientrare, a seconda delle regioni:
- piogge superiori alla norma e rischio di alluvioni;
- periodi di siccità;
- temperature insolitamente elevate;
- modifiche della posizione delle principali fasce di precipitazione;
- ripercussioni sull'agricoltura e sulle risorse idriche;
- variazioni nella frequenza o distribuzione di alcuni fenomeni meteorologici estremi.
La WMO sottolinea proprio che un El Niño molto forte può modificare in maniera significativa i regimi di temperatura e precipitazione su vaste aree del pianeta.
Questo non equivale però a prevedere automaticamente un disastro.
ENSO modifica le probabilità climatiche: non determina da solo il tempo che farà in ogni singolo luogo.
E per l'Europa?
Come già spiegato nell'articolo del 31 agosto, arrivando verso l'Europa il legame con El Niño diventa molto meno diretto rispetto alle regioni tropicali e al Pacifico.
La risposta europea dipende dall'interazione tra numerosi elementi della circolazione atmosferica, tra cui:
- Jet Stream;
- onde di Rossby;
- circolazione dell'Atlantico settentrionale;
- posizione delle aree di alta e bassa pressione;
- temperature superficiali dell'Atlantico;
- condizioni del Mediterraneo;
- altri fenomeni climatici presenti contemporaneamente.
Per questo sarebbe scorretto utilizzare il solo El Niño per affermare già oggi che l'inverno europeo sarà necessariamente caldo, freddo, piovoso o secco.
E per l'Italia e Gesualdo?
Lo stesso principio vale ancora di più quando si scende alla scala italiana e locale.
Un El Niño molto forte può contribuire a modificare la circolazione atmosferica dell'emisfero e rappresentare quindi un elemento importante del quadro stagionale.
Ma non permette di prevedere direttamente quale tempo farà a Gesualdo durante l'inverno.
Per arrivare a una valutazione utile sul nostro territorio sarà necessario osservare progressivamente:
- l'evoluzione dei modelli stagionali europei e globali;
- la configurazione dell'Atlantico;
- la posizione del Jet Stream;
- l'eventuale comportamento del vortice polare;
- le temperature del Mediterraneo;
- e, avvicinandosi agli eventi, i normali modelli meteorologici a medio e breve termine.
El Niño rappresenta quindi una parte del sistema, non una previsione meteorologica locale.
Il prossimo aggiornamento sarà l'8 ottobre
Il Climate Prediction Center pubblicherà il prossimo aggiornamento ENSO il 8 ottobre 2026.
A quel punto sarà possibile verificare se il rafforzamento osservato durante agosto sarà proseguito anche durante settembre e soprattutto se la probabilità dello scenario più estremo continuerà a crescere, rimarrà stabile oppure inizierà a diminuire.
Sarà interessante seguire in particolare:
- l'evoluzione dell'indice Niño 3.4;
- la quantità di calore presente sotto la superficie del Pacifico;
- la risposta degli alisei;
- l'evoluzione della convezione tropicale;
- le probabilità associate alle diverse categorie di intensità RONI;
- la posizione temporale del probabile picco dell'evento.
Dal 31 agosto lo scenario si è rafforzato, non ridimensionato
I nuovi dati permettono quindi di aggiornare il quadro che avevamo descritto alla fine di agosto.
El Niño 2026 continua a intensificarsi.
Le anomalie superficiali sono aumentate in gran parte del Pacifico equatoriale centrale e orientale, il sistema atmosfera-oceano continua a mostrare una risposta coerente con la fase calda di ENSO e i principali centri climatici internazionali prevedono un ulteriore rafforzamento durante l'autunno.
La NOAA mantiene oltre il 90% di probabilità di un evento molto forte e porta al 75% la possibilità che ottobre-dicembre raggiunga una soglia considerata storica secondo il RONI.
Contemporaneamente la WMO assegna una probabilità vicina al 100% alla persistenza di El Niño fino a febbraio 2027.
Il quadro è quindi più definito rispetto a poche settimane fa, ma rimane fondamentale mantenere distinta una previsione climatica probabilistica globale da una previsione meteorologica locale.
El Niño può influenzare il sistema climatico mondiale in maniera molto importante, ma non decide da solo quale inverno avremo a Gesualdo, in Campania o nel resto d'Italia.
Proprio per questo Meteo Gesualdo continuerà a seguirne l'evoluzione nei prossimi aggiornamenti, confrontando le nuove osservazioni con ciò che i modelli avevano previsto nei mesi precedenti.
Fonti e approfondimenti
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion, 10 settembre 2026.
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Strength Probabilities, aggiornamento di settembre 2026.
- World Meteorological Organization – El Niño/La Niña Update, pubblicato il 3 settembre 2026.
- World Meteorological Organization – Global Seasonal Climate Update per settembre-ottobre-novembre 2026, pubblicato il 3 settembre 2026.
Articolo basato sulle informazioni disponibili all'11 settembre 2026. El Niño è un fenomeno climatico in evoluzione e dati, probabilità e scenari previsionali potranno cambiare con i prossimi aggiornamenti ufficiali.
Percorso editoriale
Approfondimenti, confronti e contenuti collegati direttamente dalla redazione.
El Niño 2026: quanto è forte e cosa prevedono i prossimi mesi
Questo articolo aggiorna la situazione di El Niño descritta nell’analisi pubblicata il 31 agosto 2026.
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