Cielo rosso di sera, bel tempo si spera: quanto c’è di vero?
“Cielo rosso di sera, bel tempo si spera.” È uno dei proverbi meteorologici più conosciuti e ancora oggi viene spontaneo ricordarlo quando il tramonto colora il cielo di rosso, arancione e porpora.
Per secoli, molto prima dell’arrivo dei satelliti, dei radar e dei modelli numerici, osservare il cielo era uno dei pochi strumenti disponibili per cercare di intuire come sarebbe cambiato il tempo. Da queste osservazioni ripetute sono nati numerosi detti popolari, alcuni completamente privi di fondamento e altri basati invece su fenomeni reali, ma semplificati fino a diventare vere e proprie regole.
Il famoso “cielo rosso di sera” appartiene proprio a questa seconda categoria: non è una previsione affidabile, ma dietro il proverbio esiste una spiegazione meteorologica plausibile.
Il punto, quindi, non è stabilire semplicemente se il proverbio sia vero o falso, ma capire quando può avere senso e quando invece il colore del cielo non ci dice praticamente nulla sul tempo delle ore successive.
Prima di tutto: perché il cielo diventa rosso?
Quando il Sole è vicino all’orizzonte, la sua luce attraversa una quantità di atmosfera molto maggiore rispetto a quando si trova alto nel cielo.
Durante questo lungo percorso le componenti con lunghezza d’onda più corta, soprattutto quelle associate al blu, vengono diffuse più efficacemente dalle molecole dell’atmosfera. Le tonalità con lunghezze d’onda maggiori, come arancione e rosso, riescono invece più facilmente a raggiungere i nostri occhi.
Il risultato sono i caratteristici colori caldi dell’alba e del tramonto.
Ma il colore finale dipende anche dalla presenza di aerosol, umidità, polveri, foschia e nubi. È per questo che alcuni tramonti appaiono appena dorati mentre altri possono diventare intensamente rossi o violacei.
Abbiamo dedicato un approfondimento completo proprio a questo fenomeno: Perché i tramonti diventano rossi? La spiegazione scientifica di uno degli spettacoli più belli della natura.
Qui ci interessa invece fare un passo successivo: quel colore può davvero anticipare il tempo che farà?
Perché il proverbio non è nato completamente per caso
Per comprendere il detto dobbiamo guardare non soltanto al colore del cielo, ma anche alla circolazione atmosferica tipica delle medie latitudini.
In molte situazioni meteorologiche che interessano l’Italia, le perturbazioni e le masse d’aria tendono a muoversi prevalentemente da ovest verso est. Non è una regola assoluta, ma è una caratteristica frequente della circolazione atmosferica alle nostre latitudini.
Ed è proprio a ovest che osserviamo il Sole durante il tramonto.
Se la luce riesce a raggiungerci e a illuminare il cielo e le nubi con tonalità rosse, significa necessariamente che esiste almeno una porzione dell’orizzonte occidentale attraverso la quale i raggi solari riescono a propagarsi.
In determinate configurazioni questo può coincidere con la presenza, verso ovest, di aria relativamente più asciutta, aperture del cielo o condizioni più stabili.
Se quella massa d’aria si sta muovendo verso la nostra zona, il miglioramento osservato a ovest può effettivamente raggiungerci nelle ore successive.
È facile immaginare come, osservando questo comportamento per generazioni, sia nata l’associazione:
tramonto rosso → condizioni migliori a ovest → possibile bel tempo in arrivo.
Da qui al proverbio il passo è stato breve.
Il particolare davvero importante non è il rosso
Ed è qui che il detto popolare rischia di essere interpretato male.
Non è il colore rosso, da solo, a indicare il bel tempo.
Il rosso è innanzitutto una conseguenza del percorso della luce attraverso l’atmosfera. Per cercare di ricavare qualche indicazione meteorologica bisogna osservare contemporaneamente la disposizione delle nubi, la limpidezza dell’orizzonte, la direzione del vento e soprattutto ciò che sta accadendo verso ovest.
Due tramonti quasi identici dal punto di vista cromatico possono verificarsi durante situazioni meteorologiche completamente differenti.
Possiamo quindi avere un cielo rosso durante una fase stabile, ma possiamo averlo anche mentre una perturbazione si trova nelle vicinanze o mentre l’atmosfera sta preparando un cambiamento del tempo.
Polvere e aerosol possono ingannare il proverbio
Un esempio particolarmente evidente per il Sud Italia è rappresentato dalla polvere proveniente dal Sahara.
Quando grandi quantità di particelle minerali vengono trasportate nell’atmosfera, la luce solare può assumere tonalità particolarmente calde e il tramonto può diventare arancione, rossastro o opaco.
Ma in questo caso il colore intenso non ci sta dicendo che verso ovest esiste necessariamente una zona di bel tempo pronta a raggiungerci: sta soprattutto raccontando qualcosa sulla composizione dell’atmosfera attraversata dalla luce.
Lo stesso principio vale per altri aerosol e particelle sospese. Un tramonto spettacolare può quindi essere prodotto da condizioni che hanno poco o nulla a che fare con il tempo previsto per il giorno successivo.
Questo è uno dei motivi per cui il semplice colore del cielo non può essere trasformato in uno strumento previsionale.
E se arriva una perturbazione da un’altra direzione?
C’è poi un altro limite evidente: il tempo non arriva sempre da ovest.
Le configurazioni atmosferiche possono portare correnti e perturbazioni da sud, sud-ovest, nord, nord-est o da altre direzioni. Sul Mediterraneo le situazioni possono inoltre diventare particolarmente articolate a causa della presenza del mare, delle depressioni e dell’orografia italiana.
In questi casi ciò che vediamo all’orizzonte occidentale può avere un’importanza molto limitata per capire cosa accadrà nella nostra zona.
Un bellissimo tramonto rosso a ovest non impedisce, per esempio, che una perturbazione o una massa d’aria instabile stia risalendo da sud.
A Gesualdo entra in gioco anche il territorio
Nel nostro territorio bisogna aggiungere un altro elemento: l’orografia dell’Appennino.
Gesualdo si trova in un'area caratterizzata da rilievi, vallate, versanti con esposizioni differenti e forti variazioni altimetriche nel giro di pochi chilometri.
Queste caratteristiche possono modificare vento, umidità, formazione delle nubi e distribuzione delle precipitazioni, producendo differenze anche importanti tra zone relativamente vicine.
Per questo un’osservazione empirica nata su grande scala può diventare ancora meno affidabile quando viene applicata rigidamente al singolo territorio.
Guardare il cielo resta estremamente interessante e può aiutare a riconoscere ciò che sta accadendo nell’atmosfera, ma il paesaggio che vediamo da Gesualdo rappresenta soltanto una piccola parte di un sistema meteorologico molto più grande.
Un tramonto rosso può comunque darci qualche indizio?
Sì, purché si parli di indizi e non di previsioni.
Se dopo una giornata perturbata osserviamo il cielo aprirsi verso ovest, il vento cambia, le nubi si allontanano e il Sole riesce finalmente a illuminare il cielo al tramonto, possiamo effettivamente trovarci davanti ai segnali di un miglioramento.
In una situazione del genere il proverbio sembra funzionare perché il tramonto rosso è soltanto uno dei diversi segnali osservabili.
È molto diverso dal vedere semplicemente un cielo rosso e concludere che il giorno successivo sarà sicuramente sereno.
Il proverbio, in altre parole, funziona meglio se viene interpretato come il ricordo di un’antica osservazione meteorologica e non come una formula previsionale.
Come si prevede davvero il tempo oggi?
La meteorologia moderna può osservare qualcosa che ai nostri antenati era completamente invisibile.
Satelliti e radar permettono di seguire l’evoluzione dei sistemi atmosferici su grandi distanze, le stazioni meteorologiche misurano continuamente temperatura, pressione, umidità, vento e precipitazioni, mentre i modelli numerici simulano l’evoluzione dell’atmosfera nelle ore e nei giorni successivi.
Una previsione nasce quindi dall’analisi contemporanea di una quantità enorme di informazioni.
Il nostro occhio, guardando il tramonto, vede invece una porzione relativamente piccola del cielo e soltanto alcuni degli effetti prodotti dall’atmosfera.
Questo non rende inutile l’osservazione diretta: al contrario, imparare a riconoscere nubi, vento, visibilità e cambiamenti del cielo aiuta a comprendere meglio la meteorologia.
Semplicemente, osservare non significa poter sostituire una previsione completa.
Perché questi proverbi sono arrivati fino a noi?
Prima della meteorologia moderna, chi lavorava quotidianamente all’aperto dipendeva molto più di noi dalle condizioni atmosferiche.
Contadini, pastori e viaggiatori osservavano continuamente il cielo, le nubi, il vento, l’umidità, la visibilità delle montagne e molti altri segnali naturali.
Quando una determinata situazione sembrava ripetersi abbastanza spesso, l’esperienza veniva trasformata in una frase breve e facile da ricordare.
I proverbi meteorologici sono quindi anche una forma di memoria collettiva dell’osservazione del territorio.
Il loro limite è che tendono inevitabilmente a trasformare qualcosa che può accadere frequentemente in qualcosa che dovrebbe accadere sempre.
Ed è proprio lì che una buona osservazione diventa un mito.
Quindi “cielo rosso di sera, bel tempo si spera” è vero o falso?
La risposta più corretta è: contiene un fondo di realtà, ma non è una regola meteorologica.
In alcune configurazioni un cielo sereno o in miglioramento verso ovest, accompagnato da un tramonto rosso, può effettivamente essere coerente con l’arrivo di condizioni più stabili.
Ma il rosso può essere prodotto anche da polveri, aerosol, umidità e particelle sospese; il tempo può arrivare da altre direzioni; possono svilupparsi fenomeni locali e la situazione atmosferica può cambiare rapidamente.
Il proverbio ha quindi conservato per secoli un’osservazione plausibile trasformandola in una regola troppo semplice.
La prossima volta che il cielo sopra Gesualdo diventerà rosso al tramonto, possiamo allora ricordare il vecchio detto e osservare cosa sta succedendo verso ovest.
Ma per sapere davvero se il giorno successivo potremo lasciare l’ombrello a casa, servirà qualcosa in più di un bel tramonto.
Il cielo può darci degli indizi. La meteorologia serve a metterli tutti insieme.
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