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Siccità: cosa accade al terreno quando non piove per molto tempo?

Siccità: cosa accade al terreno quando non piove per molto tempo?

27/07/2026 0 commenti 112 visualizzazioni
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Quando la pioggia manca per molto tempo, il suolo perde umidità, le piante entrano in stress e aumenta il rischio di erosione. Scopriamo cosa accade davvero al terreno e perché una singola pioggia spesso non basta.

Quando la pioggia manca per settimane, il cambiamento più evidente è il colore del paesaggio: l’erba ingiallisce, la polvere aumenta e il terreno appare duro, secco o attraversato da crepe. Sotto la superficie, però, avvengono trasformazioni molto più complesse.

Il suolo perde progressivamente l’acqua immagazzinata nei pori, le piante incontrano maggiori difficoltà ad assorbirla, l’attività di molti organismi rallenta e la superficie può diventare più vulnerabile all’erosione. Se poi arriva una pioggia intensa, non è detto che il terreno riesca ad assorbirla rapidamente: una parte dell’acqua può scorrere in superficie e trascinare con sé particelle fertili.

Non ogni periodo senza precipitazioni può essere definito automaticamente siccità. Il fenomeno viene valutato confrontando piogge, temperature, umidità del suolo, disponibilità idrica e condizioni della vegetazione con ciò che è normale per una determinata zona e per quel periodo dell’anno.

Un terreno asciutto non significa necessariamente che sia in corso una siccità. La siccità è un fenomeno prolungato e relativo al clima locale, mentre l’asciugamento superficiale può avvenire anche dopo pochi giorni caldi e ventilati.

Che cos’è la siccità?

La siccità è un fenomeno a sviluppo lento legato a una prolungata scarsità di precipitazioni rispetto alle condizioni normalmente attese in una determinata area.[1]

A differenza di un temporale, di una grandinata o di una raffica di vento, non possiede sempre un momento preciso di inizio. Si sviluppa gradualmente e può diventare evidente soltanto quando iniziano a comparire effetti sull’umidità del suolo, sulle colture, sui corsi d’acqua, sulle sorgenti o sulle riserve idriche.

La durata può variare da alcuni mesi a periodi molto più lunghi. Anche la sua intensità non dipende soltanto dalla quantità totale di pioggia mancante, ma dalla combinazione di diversi elementi:

  • durata del deficit di precipitazioni;
  • periodo dell’anno nel quale si verifica;
  • temperature e ondate di calore;
  • vento e umidità atmosferica;
  • evaporazione ed evapotraspirazione;
  • quantità d’acqua già presente nel terreno;
  • stato di fiumi, falde, sorgenti e invasi;
  • tipo di vegetazione e colture presenti;
  • caratteristiche e gestione del suolo;
  • domanda d’acqua da parte delle attività umane.

Una stessa mancanza di pioggia può quindi avere conseguenze molto differenti secondo la stagione e il territorio interessato.

Un periodo asciutto non è sempre una siccità

In estate è normale attraversare periodi con poche precipitazioni, soprattutto nelle regioni caratterizzate da un clima mediterraneo.

Per parlare di siccità non basta contare quanti giorni siano trascorsi dall’ultima pioggia. Bisogna confrontare la situazione con la climatologia della zona e valutare se la disponibilità d’acqua sia diventata insolitamente bassa.

Dieci giorni senza pioggia possono essere ordinari in una parte dell’estate, mentre lo stesso intervallo potrebbe essere anomalo durante una stagione normalmente piovosa.

Anche una precipitazione breve non interrompe necessariamente una siccità. Pochi millimetri possono bagnare la superficie senza ricostituire l’umidità degli strati profondi, le falde o le portate dei corsi d’acqua.

Le principali forme di siccità

La siccità non viene descritta da un solo indicatore. È possibile distinguere diverse fasi o tipologie, spesso collegate tra loro.

Siccità meteorologica

Si verifica quando le precipitazioni rimangono inferiori alla media per un periodo significativo.

La sua valutazione dipende dal clima locale: una quantità di pioggia considerata scarsa in una zona può essere normale in un’altra.

Siccità agricola

Compare quando l’acqua disponibile nel suolo non è sufficiente per soddisfare le esigenze della vegetazione e delle colture.[2]

Può svilupparsi anche prima che diminuiscano in modo evidente fiumi e invasi, perché gli strati superficiali del terreno reagiscono più rapidamente alla mancanza di pioggia e alle alte temperature.

Siccità idrologica

Riguarda la riduzione delle portate dei corsi d’acqua, dei livelli di laghi e invasi, della disponibilità delle sorgenti e delle riserve sotterranee.

Generalmente risponde con maggiore lentezza rispetto al suolo. Può quindi continuare anche dopo il ritorno di alcune precipitazioni.

Siccità socioeconomica

Si manifesta quando la disponibilità d’acqua non riesce più a soddisfare pienamente la domanda di famiglie, agricoltura, industria, energia ed ecosistemi.

Non dipende soltanto dal clima, ma anche dai consumi, dalle infrastrutture, dalla gestione delle risorse e dalla vulnerabilità del territorio.

Il suolo non è una superficie compatta

Un terreno apparentemente solido contiene in realtà una rete di pori di dimensioni differenti.

Questi spazi possono essere occupati da:

  • aria;
  • acqua;
  • radici;
  • microrganismi;
  • materiale organico in decomposizione.

Quando piove, una parte dell’acqua entra nel suolo attraverso il processo di infiltrazione. Successivamente può essere trattenuta nei pori, assorbita dalle radici, evaporare oppure muoversi verso gli strati più profondi.[3]

Il suolo funziona quindi come una riserva temporanea. La quantità d’acqua che riesce a immagazzinare dipende da tessitura, struttura, profondità, sostanza organica, vegetazione, pendenza e stato di compattazione.

Che cosa accade quando la pioggia smette?

Dopo l’ultima precipitazione il terreno comincia progressivamente a perdere acqua.

Le principali vie di uscita sono:

  • evaporazione diretta dalla superficie;
  • assorbimento da parte delle radici;
  • traspirazione attraverso le foglie;
  • movimento dell’acqua verso strati più profondi;
  • deflusso laterale lungo i pendii.

L’insieme dell’evaporazione dal terreno e della traspirazione delle piante viene chiamato evapotraspirazione.

Durante giornate calde, secche e ventilate, la perdita può accelerare. La superficie si asciuga per prima, mentre gli strati più profondi possono conservare umidità più a lungo.

Con il proseguire del periodo asciutto, però, anche le riserve profonde diminuiscono e le radici devono esercitare uno sforzo crescente per estrarre l’acqua rimasta.

Umidità del suolo e acqua disponibile

Non tutta l’acqua presente nel terreno è ugualmente utilizzabile dalle piante.

Una parte scorre rapidamente attraverso i pori più grandi. Un’altra rimane trattenuta attorno alle particelle del suolo e può essere assorbita dalle radici.

Quando il terreno diventa molto secco, l’acqua residua può essere legata alle particelle con una forza superiore a quella che le radici riescono a contrastare.

Il suolo può quindi contenere ancora una piccola quantità d’acqua, ma questa non è necessariamente disponibile per la vegetazione.

Capacità di campo e punto di appassimento

Dopo una pioggia abbondante, l’acqua in eccesso drena verso il basso e il terreno raggiunge una condizione chiamata capacità di campo.

In questa fase i pori più grandi contengono nuovamente aria, mentre quelli più piccoli conservano acqua utilizzabile dalle piante.

Con il passare dei giorni, l’acqua diminuisce. Quando diventa così difficile da estrarre che una pianta non riesce più a recuperare il proprio turgore, si raggiunge il cosiddetto punto di appassimento permanente.

La differenza tra capacità di campo e punto di appassimento rappresenta, in modo semplificato, la riserva potenzialmente disponibile per le piante.

Il valore cambia notevolmente secondo il tipo di terreno.

Terreni sabbiosi e argillosi reagiscono allo stesso modo?

No. La tessitura influenza fortemente il comportamento dell’acqua.

Terreni sabbiosi

Possiedono molti pori relativamente grandi. L’acqua entra rapidamente ma tende anche a drenare velocemente.

Si asciugano quindi con facilità e immagazzinano generalmente una riserva utilizzabile inferiore.

Terreni argillosi

Contengono particelle molto piccole e numerosi micropori. Possono trattenere una quantità elevata d’acqua, ma una parte rimane legata con forza alle particelle e non è facilmente disponibile per le radici.

Quando si asciugano, alcune argille si ritirano e producono crepe evidenti.

Terreni di medio impasto

Una combinazione equilibrata di sabbia, limo, argilla e sostanza organica può offrire una buona capacità di trattenere acqua mantenendo contemporaneamente aerazione e drenaggio.

Queste sono generalizzazioni: struttura, profondità, pietrosità e gestione possono modificare in modo importante il comportamento reale.

Perché il terreno si indurisce?

Quando l’acqua diminuisce, le particelle del suolo possono avvicinarsi e i piccoli aggregati perdere stabilità.

La superficie può diventare dura soprattutto quando:

  • il terreno contiene molto limo o argilla;
  • è povero di sostanza organica;
  • è stato compattato dal passaggio di mezzi o persone;
  • è rimasto privo di copertura vegetale;
  • piogge precedenti hanno disgregato gli aggregati superficiali;
  • si è formata una crosta dopo l’essiccazione.

Una superficie indurita non significa che tutto il profilo del terreno sia completamente asciutto. Può esistere ancora umidità a pochi centimetri o negli strati profondi.

Come si formano le crepe?

Le crepe sono particolarmente comuni nei terreni ricchi di alcune argille capaci di gonfiarsi quando assorbono acqua e ritirarsi durante l’essiccazione.

Quando il volume del terreno diminuisce, la superficie non riesce a contrarsi in modo uniforme e si apre in fratture.

Le crepe possono:

  • raggiungere profondità considerevoli;
  • interrompere radici sottili;
  • favorire un ingresso rapido dell’acqua in alcuni punti;
  • creare percorsi preferenziali verso gli strati profondi;
  • richiudersi parzialmente dopo la reidratazione.

Non tutti i terreni secchi si spaccano. La comparsa delle crepe dipende soprattutto dal contenuto e dal tipo di argilla.

Che cosa accade alle piante?

Le piante perdono continuamente acqua attraverso piccoli pori presenti sulle foglie, chiamati stomi.

Questo processo permette gli scambi gassosi necessari alla fotosintesi, ma espone la vegetazione alla perdita d’acqua.

Quando il terreno si asciuga, le piante possono reagire:

  • chiudendo parzialmente gli stomi;
  • riducendo la fotosintesi;
  • rallentando la crescita;
  • orientando o arrotolando le foglie;
  • perdendo parte della superficie fogliare;
  • aumentando, quando possibile, lo sviluppo delle radici profonde;
  • anticipando alcune fasi del ciclo vitale.

La chiusura degli stomi riduce la perdita d’acqua, ma limita anche l’ingresso di anidride carbonica e quindi la produzione di nuova biomassa.

Che cos’è lo stress idrico?

Si parla di stress idrico quando la disponibilità d’acqua non è sufficiente a sostenere normalmente le funzioni della pianta.

I primi segnali possono essere poco evidenti. Prima dell’appassimento visibile possono già verificarsi:

  • riduzione della crescita;
  • minore espansione delle foglie;
  • chiusura degli stomi;
  • aumento della temperatura fogliare;
  • minore produzione di fiori o frutti;
  • maggiore vulnerabilità ad altri fattori di stress.

La gravità dipende dalla specie, dalla fase di sviluppo, dalla profondità delle radici, dalla temperatura e dalla durata della mancanza d’acqua.

Perché alcune piante resistono meglio?

Le specie vegetali hanno strategie differenti.

Alcune possiedono:

  • radici profonde o molto estese;
  • foglie piccole o ricoperte da cere;
  • capacità di chiudere rapidamente gli stomi;
  • tessuti capaci di immagazzinare acqua;
  • cicli vitali brevi;
  • semi resistenti a lunghi periodi asciutti;
  • capacità di perdere temporaneamente le foglie.

Una specie adattata all’ambiente mediterraneo può tollerare periodi secchi meglio di una pianta che richiede umidità costante.

Resistenza non significa però immunità: anche le specie adattate possono subire danni durante eventi eccezionalmente lunghi o caldi.

Il ruolo delle radici

Le radici non si limitano ad assorbire acqua. Contribuiscono anche a mantenere la struttura del terreno, creare pori e favorire l’attività biologica.

Durante un periodo asciutto:

  • le radici superficiali incontrano per prime la scarsità d’acqua;
  • quelle profonde possono continuare ad accedere alle riserve inferiori;
  • le radici più sottili possono seccarsi o ridurre la propria attività;
  • la crescita radicale può rallentare;
  • la pianta può modificare la distribuzione delle nuove radici.

La profondità utile non dipende soltanto dalla specie, ma anche dalla presenza di rocce, compattazione, ristagni, strati impermeabili e caratteristiche del suolo.

Che cosa succede ai microrganismi?

Il terreno ospita batteri, funghi, protozoi e molti altri organismi che partecipano alla decomposizione della sostanza organica e al ciclo dei nutrienti.

Quando l’acqua diminuisce:

  • l’attività di molte popolazioni microbiche rallenta;
  • la decomposizione può ridursi;
  • il movimento di nutrienti disciolti diventa più difficile;
  • alcuni microrganismi entrano in una fase di inattività;
  • le specie più resistenti alla disidratazione diventano relativamente più importanti.

Una parte degli organismi può sopravvivere in piccoli pori che conservano umidità oppure produrre strutture resistenti.

Il suolo è ancora vivo quando appare completamente secco?

Sì. Anche un terreno molto asciutto non diventa automaticamente sterile.

L’attività biologica può ridursi drasticamente, ma molti organismi rimangono presenti in forma inattiva o concentrati nei punti che conservano maggiore umidità:

  • attorno alle radici profonde;
  • sotto residui vegetali;
  • all’interno degli aggregati;
  • negli strati inferiori;
  • nelle zone ombreggiate.

Il ritorno dell’acqua può riattivare rapidamente molti processi biologici.

Che cosa accade quando torna la pioggia?

Le prime precipitazioni dopo un lungo periodo asciutto non vengono utilizzate tutte nello stesso modo.

Una parte:

  • bagna la vegetazione e i residui superficiali;
  • evapora rapidamente;
  • entra nel terreno;
  • riempie crepe e depressioni;
  • scorre lungo i pendii;
  • raggiunge fossi e corsi d’acqua.

La risposta dipende dall’intensità della pioggia e dalla capacità di infiltrazione del terreno.

Una pioggia moderata e prolungata può penetrare più efficacemente rispetto a un rovescio violento che deposita la stessa quantità d’acqua in pochi minuti.

Perché un terreno molto secco può assorbire male la pioggia?

Non tutti i terreni asciutti respingono l’acqua. In molti casi, soprattutto quando il suolo è ben strutturato, l’acqua riesce comunque a infiltrarsi.

Tuttavia, l’assorbimento può diminuire quando:

  • si è formata una crosta superficiale;
  • il terreno è compattato;
  • gli aggregati si sono degradati;
  • la pioggia è più intensa della capacità di infiltrazione;
  • la superficie è in forte pendenza;
  • manca una copertura vegetale;
  • si sviluppano condizioni temporanee di idrorepellenza.

L’idrorepellenza si verifica quando alcune sostanze organiche rivestono le particelle e rendono difficile il contatto iniziale con l’acqua.

Non è una conseguenza inevitabile della siccità e varia molto secondo tipo di suolo, vegetazione, gestione e presenza di incendi.

Piogge intense dopo la siccità: perché aumenta il ruscellamento?

Quando la pioggia cade più velocemente di quanto il terreno riesca ad assorbirla, l’acqua comincia a muoversi in superficie.

Il fenomeno è chiamato ruscellamento.

È favorito da:

  • forte intensità della precipitazione;
  • pendenza;
  • compattazione;
  • crosta superficiale;
  • scarsa copertura vegetale;
  • suolo già saturo oppure incapace di assorbire rapidamente;
  • superfici impermeabili vicine.

Un terreno molto asciutto può quindi ricevere una pioggia abbondante senza ricostituire immediatamente tutte le proprie riserve.

Una parte dell’acqua viene persa rapidamente verso valle invece di penetrare nel profilo.

Il rischio di erosione

Le gocce di pioggia colpiscono la superficie con energia e possono staccare piccole particelle.

Quando si forma il ruscellamento, l’acqua trascina queste particelle lungo il pendio.

L’erosione può presentarsi come:

  • asportazione diffusa di un sottile strato superficiale;
  • piccoli solchi;
  • canali più profondi;
  • accumuli di fango nelle zone basse;
  • trasporto di sedimenti verso strade e corsi d’acqua.

Lo strato superficiale è spesso quello più ricco di sostanza organica e nutrienti. La sua perdita riduce progressivamente la fertilità e la capacità del suolo di svolgere le proprie funzioni.[4]

Perché la vegetazione protegge il terreno?

Foglie, erba e residui vegetali intercettano una parte delle gocce, riducendo l’energia con cui raggiungono il suolo.

Le radici:

  • stabilizzano gli aggregati;
  • creano pori;
  • rallentano il movimento dell’acqua;
  • trattengono particelle;
  • favoriscono la vita biologica.

Una superficie completamente nuda è generalmente più esposta all’impatto della pioggia, alla formazione di croste e all’erosione.

La copertura vegetale consuma acqua attraverso la traspirazione, ma contemporaneamente protegge la struttura e può migliorare l’infiltrazione. Il bilancio dipende dal tipo di vegetazione e dalle condizioni locali.

Il ruolo della sostanza organica

La sostanza organica deriva da residui vegetali, radici, organismi e materiale in decomposizione.

Contribuisce a:

  • migliorare la stabilità degli aggregati;
  • aumentare la capacità di trattenere acqua;
  • favorire la porosità;
  • sostenere l’attività biologica;
  • ridurre la formazione di croste;
  • migliorare la resistenza all’erosione.

Non trasforma un terreno in una riserva illimitata, ma può renderlo più capace di affrontare periodi asciutti e assorbire le precipitazioni successive.

Siccità e compattazione

La compattazione riduce lo spazio tra le particelle e ostacola il movimento di aria, acqua e radici.

Può essere provocata o aggravata da:

  • passaggio ripetuto di mezzi pesanti;
  • lavorazioni eseguite in condizioni inadeguate;
  • calpestio concentrato;
  • scarsa presenza di radici e sostanza organica;
  • degrado della struttura.

Durante un periodo asciutto, un terreno già compattato può diventare particolarmente duro e difficile da penetrare per le radici.

Quando torna la pioggia, l’infiltrazione può rimanere limitata e aumentare il deflusso superficiale.

La siccità causa direttamente la desertificazione?

No. Siccità e desertificazione non sono sinonimi.

La siccità è un fenomeno climatico temporaneo, anche se può durare a lungo. La desertificazione è invece un processo di degrado delle terre nelle aree aride, semi-aride e subumide secche, dovuto alla combinazione di variazioni climatiche e attività umane.

Una siccità prolungata può contribuire al degrado, soprattutto quando agisce su terreni già vulnerabili, sovrasfruttati, erosi o poveri di vegetazione.

Il ritorno delle piogge non ripristina automaticamente un suolo che ha perso struttura, sostanza organica e strato fertile.

Il caldo rende la siccità più intensa?

Temperature elevate aumentano generalmente la richiesta evaporativa dell’atmosfera.

In condizioni calde:

  • l’evaporazione dal suolo può accelerare;
  • le piante possono traspirare di più, quando dispongono di acqua;
  • la neve accumulata può fondere prima;
  • la vegetazione raggiunge più rapidamente lo stress;
  • fiumi e invasi possono perdere più acqua per evaporazione.

Una siccità non dipende quindi soltanto dalla mancanza di pioggia. Il caldo può aggravare gli effetti dello stesso deficit di precipitazioni.

Il ruolo del vento

Il vento rinnova continuamente l’aria vicina al terreno e alle foglie.

Quando l’aria è secca, questo processo può aumentare:

  • evaporazione superficiale;
  • traspirazione delle piante;
  • disidratazione dei residui vegetali;
  • sollevamento di polvere;
  • rischio di propagazione degli incendi.

Il vento può quindi accelerare l’asciugamento anche senza un ulteriore aumento della temperatura.

Perché una singola pioggia spesso non basta?

Dopo un periodo prolungato, il deficit può riguardare un grande spessore del suolo e non soltanto la superficie.

Una pioggia breve può:

  • bagnare soltanto i primi centimetri;
  • essere rapidamente assorbita dalla vegetazione;
  • evaporare nei giorni successivi;
  • scorrere in superficie;
  • non raggiungere le falde.

Per ricostituire le riserve possono servire precipitazioni distribuite nel tempo, capaci di infiltrarsi progressivamente.

La quantità necessaria dipende dall’entità del deficit precedente e dalle caratteristiche del territorio.

Come viene misurata la siccità?

Non esiste un unico strumento capace di descrivere tutto il fenomeno.

Il monitoraggio può utilizzare:

  • precipitazioni accumulate;
  • anomalie rispetto alla climatologia;
  • temperatura;
  • evapotraspirazione;
  • umidità del suolo;
  • portata dei corsi d’acqua;
  • livello di laghi e invasi;
  • stato delle falde;
  • risposta della vegetazione osservata da satellite;
  • segnalazioni degli effetti sul territorio.

L’European Drought Observatory combina indicatori relativi a precipitazioni, umidità del suolo e risposta della vegetazione per descrivere l’evoluzione delle condizioni siccitose.[5]

Un singolo dato, come il numero di giorni senza pioggia, non è sufficiente per una diagnosi completa.

Gli indici di siccità

Gli indici trasformano una serie di dati in valori confrontabili nel tempo e nello spazio.

Alcuni considerano principalmente le precipitazioni. Altri integrano temperatura, evaporazione, umidità del terreno o portate fluviali.

Gli indici sono utili, ma devono essere interpretati secondo:

  • scala temporale analizzata;
  • stagione;
  • climatologia locale;
  • tipo di impatto da valutare;
  • qualità e distribuzione delle osservazioni.

Lo stesso territorio può mostrare contemporaneamente un miglioramento dell’umidità superficiale e una persistente carenza nelle falde o negli invasi.

Il contributo dei satelliti

I satelliti non misurano semplicemente “quanto è secco” un territorio con una fotografia.

Utilizzano sensori capaci di osservare caratteristiche differenti, tra cui:

  • stato della vegetazione;
  • temperatura della superficie;
  • umidità degli strati superficiali;
  • evaporazione;
  • estensione dei corpi idrici;
  • anomalie rispetto agli anni precedenti.

Le osservazioni satellitari permettono di seguire vaste aree, ma devono essere integrate con stazioni meteorologiche, misure idrologiche e osservazioni al suolo.

Che cosa può mostrare una stazione meteorologica locale?

Una stazione può fornire informazioni molto utili su:

  • giorni senza precipitazioni;
  • quantità di pioggia accumulata;
  • temperature;
  • umidità atmosferica;
  • vento;
  • radiazione solare.

Questi dati permettono di descrivere le condizioni meteorologiche realmente osservate nel punto di installazione.

Da soli, però, non misurano necessariamente:

  • umidità dell’intero profilo del terreno;
  • portata di sorgenti e corsi d’acqua;
  • stato delle falde;
  • disponibilità idrica agricola;
  • condizioni uniformi dell’intero territorio comunale.

Per questo bisogna distinguere tra una lunga fase asciutta misurata localmente e una dichiarazione completa di siccità territoriale.

Che cosa può accadere nel territorio di Gesualdo?

Nel territorio collinare di Gesualdo la risposta del suolo può variare notevolmente tra zone vicine.

Le differenze possono dipendere da:

  • pendenza;
  • esposizione al Sole;
  • profondità del terreno;
  • presenza di rocce;
  • tipo di coltivazione;
  • copertura vegetale;
  • lavorazioni agricole;
  • ombra;
  • ventilazione;
  • piogge locali precedenti.

Un versante esposto a sud può asciugarsi più rapidamente rispetto a una zona ombreggiata. Un terreno profondo può conservare umidità più a lungo di uno sottile e pietroso. Un fondovalle può ricevere acqua proveniente dai pendii, ma può anche essere interessato da ruscellamento ed erosione durante i rovesci intensi.

Non è quindi corretto estendere automaticamente l’osservazione di un singolo campo all’intero territorio.

Un terreno secco aumenta sempre il rischio di alluvione?

Non automaticamente.

Il rischio dipende soprattutto da:

  • intensità e durata della pioggia;
  • pendenza;
  • capacità di infiltrazione;
  • copertura del suolo;
  • dimensione del bacino;
  • stato di fossi e drenaggi;
  • presenza di aree impermeabili;
  • condizioni precedenti del terreno.

Un suolo secco ma ben strutturato può assorbire una parte importante della precipitazione. Un terreno compattato o incrostato può invece produrre rapidamente ruscellamento.

Anche un suolo già saturo dopo piogge prolungate può generare molto deflusso. Terreno secco e terreno saturo rappresentano quindi due condizioni differenti che, per motivi diversi, possono limitare l’infiltrazione.

Perché la polvere aumenta?

Quando la superficie perde umidità, le particelle non sono più tenute insieme dall’acqua con la stessa efficacia.

Se il terreno è nudo e disgregato, vento, traffico e lavorazioni possono sollevare polvere.

La quantità dipende da:

  • dimensione delle particelle;
  • assenza di vegetazione;
  • vento;
  • passaggio di mezzi;
  • stato di compattazione;
  • contenuto di umidità.

La perdita delle particelle più fini può impoverire progressivamente lo strato superficiale.

Siccità e incendi

La mancanza prolungata di pioggia riduce il contenuto d’acqua della vegetazione viva e morta.

Erba secca, foglie, piccoli rami e residui possono diventare più facilmente infiammabili.

Il rischio effettivo dipende anche da:

  • temperatura;
  • umidità dell’aria;
  • vento;
  • quantità e continuità del combustibile vegetale;
  • attività umane;
  • morfologia del territorio.

La siccità non accende direttamente un incendio, ma può creare condizioni favorevoli alla propagazione una volta avvenuto l’innesco.

Come può essere protetto il suolo?

La gestione dipende dal tipo di terreno, dalla coltura, dalla pendenza e dalle condizioni locali. Non esiste una soluzione universale.

In generale, le pratiche di conservazione mirano a:

  • mantenere una copertura vegetale o residui sulla superficie;
  • ridurre l’erosione;
  • favorire l’infiltrazione;
  • aumentare o conservare la sostanza organica;
  • limitare la compattazione;
  • rallentare il deflusso lungo i pendii;
  • usare l’acqua in modo efficiente;
  • scegliere colture adatte al contesto.

La FAO indica tra i principi della gestione in ambienti asciutti la conservazione delle precipitazioni nel terreno, la riduzione delle perdite per evaporazione e l’uso di colture compatibili con la disponibilità idrica.[6]

Le decisioni operative devono comunque essere valutate con tecnici e agronomi conoscendo il terreno reale.

La pacciamatura

La pacciamatura consiste nel coprire il suolo con materiali organici o altri rivestimenti adatti.

Può contribuire a:

  • ridurre l’evaporazione diretta;
  • attenuare le variazioni di temperatura;
  • proteggere dall’impatto delle gocce;
  • limitare la formazione della crosta;
  • ostacolare alcune infestanti;
  • favorire nel tempo l’apporto di sostanza organica, quando si usano materiali biodegradabili appropriati.

Il tipo e lo spessore devono essere scelti correttamente per evitare problemi di gestione, ristagni, incendi o diffusione di organismi indesiderati.

Coperture vegetali e residui colturali

Lasciare il terreno completamente nudo può aumentare l’esposizione a Sole, vento e pioggia battente.

Le colture di copertura e i residui possono:

  • proteggere la superficie;
  • stabilizzare gli aggregati;
  • rallentare il ruscellamento;
  • favorire la porosità radicale;
  • alimentare la sostanza organica.

Anche queste piante utilizzano acqua. La scelta deve quindi considerare la disponibilità idrica, la stagione e gli obiettivi agricoli.

Lavorare un terreno molto secco è sempre utile?

No. Una lavorazione intensa eseguita su un terreno estremamente secco può frantumare gli aggregati, produrre polvere e aumentare la vulnerabilità all’erosione.

In altri casi può essere necessaria per specifiche operazioni agricole.

Il risultato dipende da:

  • tipo di suolo;
  • umidità residua;
  • attrezzatura;
  • profondità;
  • pendenza;
  • coltura;
  • condizioni attese dopo la lavorazione.

Non esiste quindi una regola semplice valida per ogni campo.

Risparmiare acqua non significa soltanto irrigare meno

L’efficienza riguarda l’intero percorso dell’acqua:

  • raccolta;
  • trasporto;
  • distribuzione;
  • infiltrazione;
  • assorbimento radicale;
  • riduzione delle perdite inutili.

Un’irrigazione inefficiente può disperdere acqua per evaporazione, ruscellamento o drenaggio eccessivo.

Una quantità troppo piccola può invece bagnare soltanto la superficie e favorire radici molto superficiali.

Tempi e quantità devono essere adattati a coltura, fase di sviluppo, suolo e condizioni meteorologiche.

Falsi miti sulla siccità

“Basta che non piova per una settimana”

Falso. La siccità viene valutata rispetto al clima locale e agli effetti sulla disponibilità d’acqua.

“Una pioggia forte risolve sempre tutto”

Falso. Una parte può scorrere in superficie e non raggiungere gli strati profondi, le falde o gli invasi.

“Il terreno crepato è completamente privo d’acqua”

Non necessariamente. Gli strati profondi possono conservare ancora umidità.

“Un terreno secco assorbe sempre più acqua”

Falso. Crosta, compattazione, intensità della pioggia e idrorepellenza possono ridurre l’infiltrazione.

“La siccità e la desertificazione sono la stessa cosa”

Falso. La siccità è un fenomeno climatico temporaneo; la desertificazione è un processo di degrado del territorio.

“Se le piante non sono appassite non soffrono”

Falso. La riduzione della fotosintesi e della crescita può iniziare prima dei segni visibili.

“Dopo una giornata di pioggia il suolo torna come prima”

Non sempre. La ricostituzione delle riserve profonde può richiedere precipitazioni distribuite su un periodo più lungo.

Riepilogo

  • La siccità è una carenza prolungata d’acqua rispetto alle condizioni normalmente attese.
  • Un periodo asciutto non è automaticamente una siccità.
  • Il fenomeno può essere meteorologico, agricolo, idrologico e socioeconomico.
  • Il suolo perde acqua per evaporazione, traspirazione e drenaggio.
  • Non tutta l’acqua residua è disponibile per le piante.
  • Tessitura, struttura, profondità e sostanza organica controllano la riserva idrica.
  • Le piante riducono crescita e scambi gassosi durante lo stress idrico.
  • L’attività biologica rallenta, ma il terreno non diventa automaticamente sterile.
  • Le prime piogge possono infiltrarsi oppure produrre ruscellamento.
  • Croste, compattazione, pendenza e scarsa copertura aumentano l’erosione.
  • Una singola precipitazione raramente ricostituisce tutte le riserve.
  • La siccità deve essere valutata combinando dati meteorologici, agricoli e idrologici.

Un cambiamento lento, ma profondo

La siccità non trasforma il territorio in un solo giorno. I suoi effetti si accumulano lentamente.

Prima diminuisce l’acqua negli strati superficiali. Successivamente le piante entrano in stress, le radici faticano a trovare nuove riserve e l’attività biologica rallenta. Se il deficit continua, possono ridursi anche corsi d’acqua, sorgenti e disponibilità sotterranee.

Quando torna la pioggia, la risposta non è sempre immediata. Il terreno deve recuperare l’umidità perduta, mentre le riserve profonde possono richiedere molto più tempo.

Osservare soltanto la superficie non basta: un campo verde può nascondere un deficit negli strati inferiori, mentre una crosta asciutta può coprire un terreno ancora umido in profondità.

Comprendere la siccità significa quindi seguire l’intero percorso dell’acqua, dall’atmosfera al terreno, dalle radici ai corsi d’acqua, distinguendo sempre tra una normale fase asciutta e una reale anomalia prolungata.


Fonti e approfondimenti

  1. World Meteorological Organization – Drought
    Definizione della siccità come periodo prolungato di condizioni asciutte e fenomeno naturale a lenta evoluzione.
    Consulta la fonte WMO

  2. FAO – Drought
    Descrizione degli effetti della carenza prolungata di precipitazioni su agricoltura, ecosistemi, comunità e risorse idriche.
    Consulta la fonte FAO

  3. FAO – Soil and Water: The Infiltration Process
    Spiegazione del processo con il quale la pioggia o l’acqua irrigua penetrano nel suolo.
    Consulta il materiale FAO

  4. FAO – Components and Processes of Land Degradation
    Approfondimento sulla perdita dello strato superficiale, sull’erosione idrica e sull’asportazione di nutrienti.
    Consulta la fonte FAO

  5. European Commission, Joint Research Centre – European Drought Observatory
    Indicatori relativi a precipitazioni, umidità del suolo, idrologia e risposta della vegetazione utilizzati per il monitoraggio della siccità.
    Consulta l’European Drought Observatory

  6. FAO – Rainwater, Land Productivity and Drought
    Principi di conservazione dell’acqua nei sistemi agricoli asciutti: infiltrazione, riduzione dell’evaporazione e colture compatibili con le precipitazioni disponibili.
    Consulta il materiale FAO

  7. ISPRA – Il suolo, radice della vita
    Funzioni del suolo, protezione dall’erosione, infiltrazione dell’acqua e principali processi di degrado, compresa la desertificazione.
    Consulta la pubblicazione ISPRA

  8. World Meteorological Organization – Water
    Importanza dell’osservazione del ciclo idrologico per comprendere precipitazioni, siccità, disponibilità d’acqua e variazioni delle risorse idriche.
    Consulta la fonte WMO

Percorso editoriale

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