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Che cos’è il Jet Stream? Il grande fiume d’aria che guida il meteo

Che cos’è il Jet Stream? Il grande fiume d’aria che guida il meteo

20/07/2026 0 commenti 57 visualizzazioni
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A migliaia di metri sopra le nostre teste scorrono fasce di vento estremamente intense, capaci di guidare perturbazioni, anticicloni e masse d’aria. Scopriamo che cos’è il Jet Stream, come si forma e perché influenza così profondamente il meteo in Europa e in Italia.

A migliaia di metri sopra le nostre teste scorre un enorme fiume d’aria, invisibile da terra ma capace di influenzare il percorso delle perturbazioni, la durata degli anticicloni, le irruzioni fredde e perfino alcune delle più intense ondate di calore.

Si chiama Jet Stream, o corrente a getto, ed è uno degli elementi più importanti della circolazione atmosferica globale. Non determina da solo il tempo che avremo, ma contribuisce a organizzare e guidare le grandi figure meteorologiche dalle quali dipendono anche le condizioni osservate in Italia, in Campania e a Gesualdo.

Quando una perturbazione raggiunge l’Irpinia, quando un anticiclone rimane bloccato per molti giorni oppure quando una massa d’aria fredda riesce a scendere verso il Mediterraneo, molto spesso bisogna guardare anche a ciò che sta accadendo molto più in alto: tra gli 8 e i 12 chilometri di quota.

Il Jet Stream non è il “responsabile” diretto di ogni pioggia, temporale o giornata di caldo, ma è una delle grandi autostrade atmosferiche lungo le quali si muovono e si sviluppano le configurazioni meteorologiche.

Che cos’è il Jet Stream?

Il Jet Stream è una fascia relativamente stretta di venti molto intensi che scorre nella parte alta della troposfera, generalmente da ovest verso est. La troposfera è lo strato più basso dell’atmosfera, quello nel quale si sviluppa quasi tutto il tempo meteorologico che osserviamo.

Non bisogna immaginarlo come un tubo rigido e perfettamente continuo. È più simile a un grande fiume atmosferico che cambia continuamente posizione, larghezza, intensità e forma. Può dividersi in più rami, accelerare in alcuni tratti, rallentare in altri e formare ampie ondulazioni verso nord e verso sud.

Secondo la NOAA, le correnti a getto principali si trovano mediamente tra circa 8 e 14 chilometri di quota. La loro velocità può aggirarsi comunemente intorno ai 170-180 chilometri orari, ma nei tratti più intensi può superare i 300 chilometri orari e, in particolari situazioni invernali, oltrepassare anche i 400 chilometri orari.[1]

Questi valori riguardano il vento in alta atmosfera. Non significa quindi che, se il Jet Stream passa sopra l’Italia, al suolo soffierà necessariamente un vento della stessa intensità.

Perché si forma?

La Terra non viene riscaldata dal Sole in modo uniforme. Le regioni equatoriali ricevono mediamente più energia, mentre le aree polari ne ricevono meno. Ne deriva una grande differenza termica tra le masse d’aria calde delle basse latitudini e quelle fredde delle alte latitudini.

L’atmosfera cerca continuamente di ridistribuire questa energia. L’aria calda tende a muoversi verso latitudini più elevate, mentre quella fredda tende a scendere verso sud nell’emisfero settentrionale. A questo movimento si aggiunge la rotazione terrestre, che attraverso l’effetto Coriolis devia le masse d’aria in movimento.

Nell’emisfero settentrionale l’aria viene deviata verso destra rispetto alla propria direzione di movimento. La combinazione tra forti differenze di temperatura, variazioni di pressione con la quota e rotazione terrestre contribuisce alla formazione di intense correnti occidentali nell’alta troposfera.[2]

In modo semplificato, possiamo dire che:

  • maggiore è il contrasto tra aria fredda e aria calda, più forte può diventare la corrente a getto;
  • quando il contrasto termico diminuisce, il Jet Stream può risultare più debole o assumere configurazioni differenti;
  • la sua posizione cambia continuamente seguendo l’evoluzione delle masse d’aria e delle grandi strutture di pressione.

Non esiste un solo Jet Stream

Sulla Terra sono presenti diverse correnti a getto. Le più importanti sono:

  • il Jet Stream polare, associato al confine tra l’aria fredda delle alte latitudini e quella più mite delle medie latitudini;
  • il Jet Stream subtropicale, situato più vicino alle regioni tropicali e collegato alla circolazione atmosferica delle celle di Hadley.

Entrambe le correnti esistono nei due emisferi. Per il tempo europeo è particolarmente importante il ramo atlantico della corrente a getto polare, ma in determinate configurazioni anche il getto subtropicale può influenzare il Mediterraneo.

I diversi rami possono avvicinarsi, allontanarsi, interagire o perfino unirsi temporaneamente. Per questo, nelle carte meteorologiche, non sempre compare una sola linea ordinata che attraversa l’Atlantico e l’Europa.

Perché è più forte in inverno?

Durante l’inverno il contrasto termico tra le regioni polari e quelle subtropicali tende ad aumentare. Il Polo Nord rimane a lungo senza luce solare, mentre le latitudini più basse continuano a ricevere una quantità maggiore di energia.

Questo gradiente termico più marcato può rafforzare il Jet Stream. In estate, invece, il contrasto medio tra polo ed equatore diminuisce e la corrente a getto tende spesso a essere meno intensa e collocata più a nord.

Si tratta però di un comportamento medio. Anche durante l’estate possono comparire tratti di corrente molto intensi, mentre in inverno il getto può spezzarsi, rallentare o seguire percorsi molto ondulati.

Un fiume che non scorre sempre diritto

Il Jet Stream può assumere due configurazioni generali.

Flusso zonale

Quando scorre in maniera relativamente rettilinea da ovest verso est si parla di flusso zonale. In questa configurazione le perturbazioni tendono a spostarsi più rapidamente lungo il percorso della corrente.

Le condizioni meteorologiche possono cambiare frequentemente, ma le singole configurazioni hanno spesso una durata più breve perché vengono spinte verso est.

Flusso meridiano

Quando il getto forma grandi ondulazioni verso nord e verso sud si parla invece di flusso meridiano. Queste ondulazioni fanno parte delle cosiddette onde di Rossby, grandi onde atmosferiche legate alla rotazione terrestre e alla variazione dell’effetto Coriolis con la latitudine.[3]

Le ondulazioni possono diventare molto ampie:

  • una risalita verso nord può trasportare aria calda dalle basse latitudini;
  • una discesa verso sud può favorire l’arrivo di aria più fredda;
  • un’onda lenta può mantenere la stessa configurazione per diversi giorni;
  • un’onda può isolarsi dal flusso principale generando una depressione chiusa in quota.

È proprio quando queste strutture rallentano o rimangono quasi ferme che aumenta il rischio di condizioni persistenti: piogge ripetute nella stessa area, lunghi periodi caldi e asciutti oppure fasi fredde più durature.

Cosa sono promontori e saccature?

Le ondulazioni del Jet Stream possono essere descritte attraverso due grandi strutture.

Il promontorio

Un promontorio è una risalita della circolazione verso nord, generalmente associata alla presenza di aria relativamente più calda in quota e a valori più elevati di geopotenziale.

Al suolo può favorire o accompagnare un’area di alta pressione. L’aria tende a scendere, riscaldarsi e asciugarsi, ostacolando la formazione di nubi estese e precipitazioni organizzate.

La saccatura

Una saccatura è una discesa della circolazione verso sud, spesso collegata alla presenza di aria più fredda in quota e a valori più bassi di geopotenziale.

Può favorire instabilità, formazione o approfondimento di depressioni, passaggi frontali e sviluppo di precipitazioni. Tuttavia, una saccatura da sola non garantisce pioggia in ogni località: servono anche umidità, sollevamento dell’aria e una configurazione favorevole nei bassi strati.

Come guida perturbazioni e depressioni?

Il Jet Stream contribuisce a indicare la strada lungo la quale si muovono molte depressioni delle medie latitudini. Per questo viene spesso paragonato a un nastro trasportatore atmosferico.

Non si limita però a spostare le perturbazioni. In determinate zone può anche favorirne l’intensificazione.

All’interno del getto esistono tratti particolarmente veloci chiamati jet streak. Intorno all’ingresso e all’uscita di questi massimi di vento possono svilupparsi zone nelle quali l’aria in alta quota tende a divergere, cioè ad allontanarsi.

Quando una quantità significativa d’aria viene rimossa dalla parte superiore di una colonna atmosferica, la pressione al suolo può diminuire. L’aria dei bassi strati viene quindi richiamata verso l’alto, facilitando lo sviluppo o l’approfondimento di una depressione.[2]

È uno dei motivi per cui i meteorologi osservano attentamente il vento a circa 200 o 300 hPa, corrispondente approssimativamente alla parte alta della troposfera. Anche ECMWF utilizza le mappe del vento a 200 hPa per evidenziare la posizione del Jet Stream e valutare il movimento e lo sviluppo delle depressioni.[4]

Il Jet Stream decide da solo il meteo?

No. Questa è una distinzione fondamentale.

La posizione della corrente a getto fornisce informazioni molto importanti sulla circolazione generale, ma non basta da sola per stabilire se in una determinata località pioverà, nevicherà o si svilupperà un temporale.

Per conoscere il tempo a Gesualdo bisogna considerare anche:

  • la pressione al suolo;
  • la posizione di minimi e massimi barici;
  • la provenienza delle masse d’aria;
  • la quantità di umidità disponibile;
  • la temperatura alle diverse quote;
  • la stabilità o instabilità atmosferica;
  • la direzione del vento nei bassi strati;
  • la presenza di fronti;
  • l’orografia dell’Appennino e dell’Irpinia.

Il Jet Stream rappresenta quindi il livello superiore di una struttura molto più complessa. Può predisporre l’atmosfera a un certo tipo di evoluzione, ma gli effetti finali dipendono dall’intera colonna d’aria.

Come influenza l’Europa e l’Italia?

La posizione del getto atlantico è particolarmente importante per l’Europa.

Quando il flusso principale rimane molto a nord, le perturbazioni atlantiche tendono spesso a dirigersi verso l’Europa settentrionale. Il Mediterraneo può trovarsi maggiormente sotto l’influenza di promontori anticiclonici, con condizioni più stabili e, durante l’estate, con possibili risalite di aria molto calda dal Nord Africa.

Quando invece il Jet Stream si abbassa di latitudine e forma una saccatura verso l’Europa occidentale o il Mediterraneo, aumenta la possibilità che perturbazioni e depressioni raggiungano l’Italia.

La posizione esatta della saccatura è decisiva. Una depressione collocata a ovest dell’Italia può richiamare aria calda e umida da sud, mentre uno spostamento verso est può favorire l’arrivo di aria più fresca o fredda dai quadranti settentrionali.

Poche centinaia di chilometri nella posizione dell’asse del getto possono quindi produrre conseguenze molto differenti.

Cosa può significare per Gesualdo?

Gesualdo si trova nell’entroterra della Campania, in un territorio collinare inserito nel contesto dell’Irpinia e vicino alla dorsale appenninica. Questo rende gli effetti delle grandi configurazioni atmosferiche diversi da quelli osservati sulle coste o nelle pianure.

La corrente a getto non produce un “meteo di Gesualdo” specifico, ma può creare le condizioni generali dalle quali derivano diversi scenari locali.

1. Jet Stream a nord e promontorio anticiclonico

Quando il getto scorre a latitudini settentrionali e sull’Italia si espande un promontorio anticiclonico, a Gesualdo possono prevalere:

  • cielo sereno o poco nuvoloso;
  • temperature superiori alla media;
  • scarsa ventilazione nei bassi strati;
  • aumento del caldo nelle ore diurne;
  • progressivo disseccamento del terreno durante le fasi prolungate;
  • riduzione delle precipitazioni organizzate.

In estate, se il promontorio richiama aria molto calda dal Nord Africa, possono verificarsi ondate di calore. La posizione collinare di Gesualdo può rendere le temperature notturne differenti rispetto alle aree costiere o alle conche più basse, ma non annulla gli effetti di una massa d’aria particolarmente calda.

Anche sotto un anticiclone, nelle giornate più calde e umide, l’Appennino può favorire qualche sviluppo nuvoloso pomeridiano. Tuttavia, un promontorio forte e ben strutturato tende a comprimere l’aria e a limitare la crescita verticale delle nubi.

2. Saccatura atlantica verso il Mediterraneo

Quando il getto piega verso sud e accompagna una saccatura diretta sul Mediterraneo, per Gesualdo possono aumentare le possibilità di:

  • cielo più nuvoloso;
  • passaggi di pioggia;
  • temporali;
  • raffiche di vento;
  • calo delle temperature;
  • cambiamenti rapidi della pressione atmosferica.

La risposta locale dipende molto dalla direzione delle correnti. I rilievi possono favorire il sollevamento dell’aria umida su alcuni versanti e creare zone relativamente più riparate su altri.

Una perturbazione apparentemente simile può quindi produrre precipitazioni abbondanti in una parte della Campania e molto più deboli in un’altra.

3. Depressione isolata in quota

Un’ondulazione molto pronunciata può separarsi dal flusso principale, generando una goccia fredda o una depressione chiusa in quota.

Queste strutture sono spesso difficili da prevedere con precisione, perché possono muoversi lentamente e cambiare traiettoria. Se interessano il Sud Italia, possono portare aria fredda sopra strati bassi più caldi e umidi, aumentando l’instabilità.

Per Gesualdo ciò può tradursi in giornate molto variabili, con alternanza di schiarite e improvvisi rovesci, oppure in temporali localmente intensi. La presenza dell’Appennino può contribuire ad avviare la convezione, ma la distribuzione delle piogge può rimanere irregolare.

4. Blocco atmosferico

Quando le onde del Jet Stream diventano ampie e lente, può instaurarsi un blocco atmosferico. Una struttura di alta o bassa pressione rimane quasi ferma e impedisce il normale avanzamento delle perturbazioni.

Gli effetti su Gesualdo dipendono dal lato del blocco nel quale si trova l’Italia:

  • sotto l’alta pressione possono persistere caldo, siccità o nebbie invernali nelle aree favorevoli;
  • sotto una depressione quasi stazionaria possono ripetersi piogge e temporali;
  • lungo il bordo della struttura possono alternarsi forti richiami caldi e successive irruzioni più fredde.

Il problema principale non è sempre l’intensità del singolo giorno, ma la durata. Una configurazione che persiste per una o due settimane può avere effetti più importanti di un episodio breve ma intenso.

Jet Stream e temporali a Gesualdo

La corrente a getto può contribuire allo sviluppo di temporali organizzati, ma non è sufficiente da sola.

Perché si formino temporali servono generalmente:

  • aria sufficientemente umida nei bassi strati;
  • instabilità atmosferica;
  • un meccanismo capace di sollevare l’aria;
  • assenza di strati troppo stabili che impediscano la convezione.

La vicinanza di un ramo del Jet Stream può aumentare la ventilazione in quota e lo shear del vento, cioè la variazione della velocità o della direzione del vento con l’altezza. Uno shear significativo può aiutare i temporali a organizzarsi e a durare più a lungo.

Su un territorio appenninico come quello irpino, il riscaldamento dei pendii e il sollevamento orografico possono fornire l’innesco iniziale. Se l’atmosfera è già instabile e dinamicamente favorevole, i temporali possono diventare più intensi.

Non bisogna però concludere che ogni volta che il getto si avvicina si svilupperanno fenomeni violenti. Senza umidità e instabilità adeguate, il passaggio può produrre soltanto vento in quota o nuvolosità.

Jet Stream, freddo e neve

Durante l’inverno una forte ondulazione verso sud può aprire la strada a masse d’aria artiche o polari. Se la configurazione è favorevole, l’aria fredda può raggiungere anche il Mediterraneo centrale e l’Italia meridionale.

Per Gesualdo questo può significare:

  • brusco calo delle temperature;
  • vento forte dai quadranti settentrionali;
  • gelate notturne;
  • possibilità di neve a quote collinari;
  • rovesci nevosi in presenza di aria molto fredda in quota.

La neve, però, non dipende soltanto dal Jet Stream. Servono contemporaneamente temperature favorevoli nei diversi strati atmosferici e precipitazioni nel momento giusto.

Può accadere che l’aria sia abbastanza fredda ma troppo secca, oppure che le precipitazioni arrivino quando la temperatura è già risalita. Per questo la sola presenza di una saccatura fredda non permette di prevedere automaticamente neve a Gesualdo.

Qual è il rapporto con il vortice polare?

Il vortice polare stratosferico e la corrente a getto della troposfera non sono la stessa cosa.

Il vortice polare stratosferico è una grande circolazione di venti che durante l’inverno ruota intorno alla regione artica a quote molto superiori, nella stratosfera. Il Jet Stream responsabile di gran parte del tempo delle medie latitudini scorre invece più in basso, nella troposfera.

I due sistemi possono però interagire. Quando il vortice stratosferico è particolarmente forte, può favorire una circolazione occidentale più compatta. Quando viene fortemente disturbato, per esempio durante un riscaldamento stratosferico improvviso, nelle settimane successive possono aumentare le possibilità di un Jet Stream più ondulato e di blocchi atmosferici.

Non si tratta di una conseguenza automatica. Un riscaldamento stratosferico non garantisce un’ondata di freddo sull’Italia: modifica le probabilità della circolazione emisferica, ma la posizione finale delle onde atmosferiche rimane decisiva.[5]

Il cambiamento climatico sta modificando il Jet Stream?

È uno degli argomenti più studiati e discussi della climatologia moderna.

Il rapido riscaldamento dell’Artico riduce, soprattutto nei bassi strati, parte della differenza termica tra alte e medie latitudini. Alcune ipotesi collegano questa riduzione a un Jet Stream più debole e ondulato, capace di favorire configurazioni persistenti.

Contemporaneamente, però, il riscaldamento dell’alta troposfera tropicale può aumentare il gradiente termico alle quote superiori e produrre effetti differenti. Anche la temperatura degli oceani, la perdita di ghiaccio marino, i contrasti tra terra e mare e i cambiamenti del vortice polare possono modificare la risposta della circolazione.

Il quadro non può quindi essere riassunto con la frase: “il riscaldamento globale rende sempre più ondulato il Jet Stream”.

Il Sesto rapporto dell’IPCC evidenzia che diversi meccanismi possono agire in direzioni opposte. Per l’Atlantico settentrionale e soprattutto per l’inverno rimangono incertezze significative sulle variazioni regionali future della corrente a getto.[6]

È invece certo che un’atmosfera più calda modifica le conseguenze delle configurazioni meteorologiche. Un promontorio anticiclonico simile a quelli del passato può oggi agire su una massa d’aria mediamente più calda, aumentando la probabilità di temperature estreme. Allo stesso modo, un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo, rendendo potenzialmente più intense alcune precipitazioni quando si creano le condizioni dinamiche favorevoli.

Perché il Jet Stream è difficile da prevedere?

La corrente a getto viene simulata dai modelli numerici attraverso l’analisi dell’intera atmosfera. Piccoli errori iniziali nella posizione o nell’intensità di un’onda possono crescere durante i giorni successivi e modificare sensibilmente l’evoluzione prevista sull’Europa.

Un’onda di Rossby nata o modificata sopra il Pacifico o il Nord America può propagarsi lungo la corrente e influenzare l’Atlantico e l’Europa diversi giorni dopo.

Durante le ondate di calore europee del 2019, ECMWF ha mostrato come errori nella previsione di un pacchetto di onde di Rossby, inizialmente molto lontano dall’Europa, abbiano contribuito a differenze importanti nella previsione della successiva configurazione europea.[7]

Questo non significa che i modelli siano inutili, ma spiega perché una previsione a sette o dieci giorni possa cambiare anche in modo rilevante. Più l’evoluzione dipende da una forte ondulazione o dalla formazione di una depressione isolata, maggiore può essere l’incertezza sulla traiettoria finale.

Come si osserva nelle carte meteorologiche?

Il Jet Stream viene generalmente individuato nelle mappe del vento in alta quota, soprattutto:

  • a 300 hPa, indicativamente intorno ai 9-10 chilometri;
  • a 250 hPa, circa 10-11 chilometri;
  • a 200 hPa, spesso intorno agli 11-12 chilometri.

Le zone con colori più intensi indicano venti più forti. Il cuore della corrente appare come una fascia allungata, spesso curva, che attraversa l’oceano e i continenti.

Per interpretarla correttamente non basta però osservare dove il vento è massimo. Bisogna valutare:

  • la direzione del flusso;
  • la presenza di promontori e saccature;
  • gli ingressi e le uscite dei jet streak;
  • la pressione al suolo;
  • il geopotenziale a 500 hPa;
  • la temperatura e l’umidità alle varie quote.

Una carta del Jet Stream è quindi uno strumento molto utile per comprendere la dinamica generale, ma non deve essere trasformata in una previsione locale isolata.

Il Jet Stream nelle previsioni di Meteo Gesualdo

Le previsioni numeriche utilizzate per descrivere il tempo locale derivano da modelli che simulano anche la circolazione dell’alta atmosfera. La posizione del Jet Stream è quindi già incorporata, indirettamente, nell’evoluzione prevista di pressione, vento, temperatura, umidità e precipitazioni.

Per Meteo Gesualdo il passaggio fondamentale è tradurre questa grande circolazione in conseguenze locali, considerando le caratteristiche del territorio e confrontando le informazioni dei modelli con i dati della stazione meteorologica.

Una saccatura prevista sul Mediterraneo non basta per dire quanta pioggia cadrà a Gesualdo. Bisogna capire dove si formerà il minimo di pressione, da quale direzione arriveranno le correnti, quanta umidità sarà disponibile e come interagirà il flusso con l’Appennino.

Allo stesso modo, un promontorio anticiclonico non produce ovunque la stessa temperatura. Contano la quota, la ventilazione, l’umidità, la copertura del suolo e le caratteristiche del microclima locale.

Il Jet Stream descrive la grande strada seguita dall’atmosfera. La previsione locale deve poi stabilire come quella strada attraverserà il territorio e quali effetti produrrà realmente a Gesualdo.

Un grande fiume invisibile sopra di noi

Non possiamo vedere direttamente il Jet Stream alzando gli occhi al cielo. Possiamo però riconoscerne gli effetti nel movimento delle perturbazioni, nella persistenza degli anticicloni e nei grandi scambi di aria calda e fredda tra latitudini differenti.

È una struttura dinamica, irregolare e in continuo cambiamento. A volte scorre quasi rettilinea e trasporta rapidamente i sistemi meteorologici verso est. Altre volte forma onde molto ampie, rallenta e permette alle stesse condizioni di persistere per giorni.

Per Gesualdo può significare una lunga fase stabile e calda, un peggioramento atlantico, temporali favoriti dall’instabilità in quota oppure l’arrivo di aria fredda capace di riportare gelo e neve.

Non è una macchina che decide autonomamente il tempo, ma una delle strutture che permettono di comprendere perché l’atmosfera cambia e perché eventi nati a migliaia di chilometri di distanza possono, alcuni giorni dopo, modificare il cielo sopra l’Irpinia.


Fonti e approfondimenti

  1. NOAA NESDIS – What Is the Jet Stream?
    Approfondimento ufficiale sulla posizione, sulla velocità e sulla formazione delle principali correnti a getto.
    Consulta la fonte NOAA

  2. Met Office – What is the Jet Stream?
    Spiegazione del rapporto tra corrente a getto, differenze termiche, aree di alta e bassa pressione e intensificazione delle depressioni.
    Consulta la fonte Met Office

  3. NOAA National Weather Service – Longwaves and Shortwaves
    Approfondimento sulle onde planetarie, chiamate anche onde di Rossby, e sul loro rapporto con la corrente a getto.
    Consulta la fonte NOAA

  4. ECMWF – Mean Sea Level Pressure and 200 hPa Wind
    Carta meteorologica del vento a 200 hPa utilizzata per evidenziare la corrente a getto e valutare il movimento e lo sviluppo delle depressioni.
    Consulta le carte ECMWF

  5. Met Office – Sudden Stratospheric Warming
    Approfondimento sui riscaldamenti stratosferici improvvisi, sul vortice polare e sui possibili effetti successivi sulla corrente a getto troposferica.
    Consulta la fonte Met Office

  6. IPCC – Climate Change 2021: The Physical Science Basis, Chapter 4
    Valutazione scientifica delle possibili variazioni future delle correnti occidentali, delle storm track e dei Jet Stream nei diversi emisferi e nelle diverse stagioni.
    Consulta il capitolo IPCC

  7. ECMWF – The 2019 Western European Heatwaves
    Analisi del ruolo delle onde di Rossby e della propagazione degli errori previsionali durante le ondate di calore europee del 2019.
    Consulta l’analisi ECMWF

  8. Met Office – Global Circulation Patterns
    Spiegazione della circolazione atmosferica globale, dell’effetto Coriolis e del rapporto tra celle atmosferiche e correnti a getto.
    Consulta la fonte Met Office

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